Churchill, linguista preveggente
By Annarée on Wednesday, 31 October 2007, 11:01 - le riflessioni dell'inconcludente
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di Tendarossa

Ne L'ultima sfera. Breve storia filosofica della globalizzazione Peter Sloterdijk osserva che nel momento in cui inizia la cosiddetta "epoca delle scoperte", (XV secolo), gli europei si confrontano con un "multiverso semiotico di enorme varietà". E in tutto questo, Churchill…
Il “multiverso semiotico” di Sloterdijk era costituito nel Quattrocento europeo da ben 5000 lingue – 6700 secondo un censimento dell'Unesco – e da una pluralità di dialetti e sottodialetti impossibili da quantificare. Il sogno di un "iperlinguaggio", in grado di integrare tutto questo, è chiaramente un’utopia. Storicamente è prevalsa l'imposizione forzata delle lingue dei colonizzatori. Churchill ebbe un'intuizione preveggente quando scrisse la storia della potenza mondiale inglese non (solo) come storia di un impero, ma piuttosto come storia di uno spazio linguistico: History of the English-Speaking People. "Evidentemente” scrive Sloterdijk “previde che del Commonwealth sarebbe sopravvissuto soprattutto il commonspeak" (p. 152, ndr).
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